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I problemi dei cordini

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Se vuoi leggere un interessante articolo apparso sulla rivista "VOLARE SPORT" di qualche anno fa, ma ancora attuale:

Indagine sui cordini del parapendio

Il volo con il parapendio è una disciplina recente. Tuttavia è già possibile parlare di "storia".

Apparso come "parente povero" del deltaplano e snobbato al suo esordio dagli stessi piloti di delta, il parapendio ha conosciuto un'evoluzione tecnica rapidissima.

Nel 1986 le vele non erano molto diverse dai paracadute e anche i materiali utilizzati per la loro costruzione erano quasi gli stessi. I cordini del fascio funicolare erano di nylon, ma le caratteristiche di elasticità di questo materiale presentavano dei problemi in assetto di volo. L'allungamento delle funi causava una nuova configurazione che veniva chiamata "stallo paracadutale". Si trattava di una situazione in cui il parapendio assumeva una traiettoria di volo quasi verticale (6-8 metri al secondo di caduta).


In seguito a numerose verifiche, venne riscontrato che alcuni cordini si allungavano del 5 per cento circa, il che, con un fascio di 5 metri, significava una variazione di lunghezza di oltre 20 centimetri. Poiché la maggior parte del peso del pilota era appoggiata al fascio "A" (quello anteriore) la vela cabrava entrando gradualmente in "stallo paracadutale".
Individuato il problema, vi si pose rimedio adottando cordini in Kevlar (Aramide) e Dyneema, materiali con un allungamento ridotto, dell'ordine dell'uno per cento.
Sistemati i cordini, ci si accorse che alcune vele avevano ancora problemi di assetto e di stallo. Questa volta la causa venne individuata nel tessuto delle vele: l'invecchiamento e l'esposizione ai raggi ultravioletti (UV) portava a un eccesso di porosità dei materiali. Ancora una volta l'adozione di nuovi tessuti più resistenti ridusse l'inconveniente e, da qualche anno, molti costruttori forniscono una garanzia di tre anni contro la porosità.
Comunque fenomeni come l'effetto dei raggi UV-A sulla vela, l'abrasione che subiscono i tessuti quando vengono trascinati per terra e i carichi di rottura dei cordini che con l'invecchiamento cambiano sostanzialmente, meritano un'analisi particolare e saranno oggetto di una prossima trattazione. Oggi si vola con parapendio sicuri, eppure secondo alcuni istruttori c'è ancora qualcosa che non va.
Graziano Maffi, direttore della Scuola Explorer e consigliere materiali della FIVL, ha fatto un esperimento molto interessante: "Dopo aver misurato le funi di numerose vele da parapendio in uso a piloti di vario livello ci siamo accorti che alcune lunghezze non corrispondevano alle misure ufficiali dichiarate dai produttori. I parapendio osservati avevano un'età compresa tra uno e quattro anni ed erano stati utilizzati in ogni parte d'Italia. Una grossa percentuale di vele presentava un accorciamento tale da modificare completamente l'assetto a cabrare.
Le variazioni di lunghezza andavano da pochi centimetri fino a 12-13, misure che nei profili attuali possono comportare cambiamenti notevoli delle caratteristiche di volo.
Ma perché "accorciamento" e non "allungamento" come prima?
La principale teoria è che le funi bagnandosi assorbono umidità che poi, evaporando, provoca l'accorciamento della calza esterna, generalmente in poliestere intrecciato, che diventa portante in vece del cordino di kevlar o dyneema al suo interno.
E una vela cabrata è pessima nel gonfiaggio e nella virata ed esce a fatica dagli stalli e dalle viti piatte negative. Nonostante tutto però continua a volare, e l'unico aspetto positivo è che così cabrata ha un angolo di incidenza maggiore ed è quindi meno soggetta alle 'chiusure'. Se però si entra in una configurazione anomala, al rilascio dei freni la vela non riduce l'angolo di incidenza picchiando in avanti, manovra vitale per il ritorno in volo".
"Osservando l'infradosso di una vela - fa osservare Maffi - si notano quattro file parallele di cordini: una sul bordo d'entrata (A), due intermedie (B e C) e una vicino al bordo d'uscita, poco distante dai cavi del freno (D)."
"In genere l'accorciamento dei cordini è così distribuito: 0,5 per cento sui fasci A e B; 1 per cento sugli altri. Rispetto a un fascio di 8 metri risultano più corte di 4 centimetri le file anteriori e di 8 cm. le file posteriori."
"Non solo, tra i cordini di una stessa fila (per esempio la A) ci sono sostanziali differenze di accorciamento.
La spiegazione logica è che una fune sottoposta a maggior carico si accorcia meno. A conferma di questo fenomeno abbiamo rilevato un 'ritiro' maggiore verso le estremità della vela dove il carico è minore."
"I dati ottenuti da un recente studio sulla ripartizione del carico alare sugli elevatori - continua Graziano - rilevano che in volo i fasci A e B sopportano spesso un carico doppio o triplo rispetto a quelli C e D."
"Queste differenze poi non sono costanti e, come abbiamo detto, avvengono in base al carico che il cordino subisce in relazione alla sua posizione sulla vela e al tipo di uso che ne è stato fatto. Un esempio? Virare sempre dalla stessa parte o effettuare chiusure e viti asimmetriche provoca carichi non costanti che a lungo andare sballano tutti i rapporti di lunghezza tra i fasci A B C D."
È molto importante chiarire che se i cordini si accorciano nel modo che abbiamo rilevato, i parapendio così cabrati sono completamente fuori omologazione, con seri problemi per la sicurezza.
Cosa accade oggi se un pilota si accorge del degrado della sua ala? La vende a un altro pilota meno esperto che non se ne avvede al momento...
Visti gli inconvenienti creati dalla variazione di lunghezza dei cordini, la soluzione più ovvia è quella di sostituire il fascio quando questo comincia a deformarsi.
È difficile stabilire quanto si possa volare con le stesse funicelle, perché entrano in gioco elementi come il tipo di uso che si va della vela. Tuttavia una sostituzione ogni 100 ore - sempre secondo Maffi -, potrebbe essere un buon compromesso tra sicurezza e costi di gestione.
Abbattere i costi
Ma cambiare il fascio funicolare ogni 100 ore significherebbe metterne uno nuovo ogni uno o due anni, una sostituzione che potrebbe sembrare troppo frequente.
"Assolutamente no - sostiene Graziano Maffi - anzi se si fanno acrobazie o si vola in forti turbolenze, bisognerebbe sostituire i cordini anche più spesso. La cosa veramente difficile da cambiare è la mentalità di piloti e costruttori. È necessario che ci rendiamo conto che in un parapendio ci sono componenti soggetti a usura che devono essere sostituiti periodicamente."
"Non credi che sarebbe troppo costoso?"
"Oggi un fascio funicolare completo costa dai 250 euro ai 600 circa e pochi piloti affrontano questa spesa. Ma sei i costruttori accettassero l'idea che i cordini sono 'materiale usurabile', potrebbero programmare la sostituzione con molto anticipo e i costi verrebbero abbattuti. Per cambiare le funi ogni anno, oppure ogni 100 ore, il fascio dovrebbe costare circa 150euro, cifra improponibile oggi ma raggiungibile in breve tempo."
"Se la faccenda dei cordini è così grave, come mai nessuno fa niente?"
"Da un nostro sondaggio risulta che i costruttori sono a conoscenza del problema, ma ritengono di aver fornito sufficienti informazioni scrivendo nei manuali di controllarli ogni 100 ore.
A mio parere questo non è sufficiente.
"Cosa dovrebbe fare un pilota prudente per stare tranquillo?"
"Controllare spesso la sua vela e misurare tutti i cordini del proprio parapendio confrontando le misure ottenute con quelle fornite dal costruttore; se le differenze sono notevoli portare la vela al rivenditore per un controllo accurato.
Teniamo sempre presente che se il rapporto tra funi A B C D varia di un solo centimetro, la vela risulta immediatamente fuori omologazione.

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