Condividere l’ebbrezza del volo con un’altra persona portandola in biposto, deltaplano o parapendio, è un’esperienza talmente densa di emozioni, di significati, di verifiche, da coinvolgere pilota e passeggero ben più profondamente di un giro in macchina in compagnia, e talmente bella da essere trattata, per non rovinarla, con grande delicatezza

Per coloro che hanno bisogno solo di forti emozioni c’è il “salto con l’elastico” che può soddisfarli.
Il volo in biposto può andare oltre l’emozione e diventare un superamento consapevole e non passivo della paura, una scoperta, un sogno, felicità, intelligenza, poesia.
Ho detto “può diventare” perché il suo positivo svolgimento dipende al 90% da te, pilota esperto, dalla tua preparazione tecnica, dal tuo equilibrio emotivo e non ultimo da quanto tieni in considerazione il tuo passeggero.
Al novello Dante che visita il mondo etereo, non devi fare da Caronte e portarlo negli inferi della paura; ma piuttosto da Virgilio e accompagnarlo, capirlo, agevolarlo, calmarlo, dargli fiducia, ridere insieme, trattarlo da prezioso ospite e non da zavorra, impotente e terrorizzato testimone del tuo azzardo.
Bisogna tenere presente che in un rapporto interpersonale come quello che si verifica in un biposto, si crea un “transfer” di sentimenti ed emozioni dal pilota al passeggero. Significa che se tu hai il fiatone emotivo, ti senti un po’ insicuro e hai un po’ di paura anche se fai di tutto per nasconderla, il tuo passeggero emotivamente eccitato capterà sicuramente tutto e ingigantirà questi sentimenti dentro di sé rischiando il panico, quindi innanzi tutto devi essere tranquillo tu. Cerca di capire psicologicamente l’individuo, chiamalo per nome, richiedi la sua massima fiducia e collaborazione. Mi viene in mente a tal proposito un biposto delta effettuato tempo fa al Monte Cornizzolo (CO). Montato il delta, ci imbrachiamo e mi rivolgo al passeggero: “Ora ti ho spiegato la tecnica di decollo e gli esercizi che eseguiremo in volo. È tutto chiaro? Tranquillo? Qualche domanda?” - “Sono tranquillissimo, perché?” Mi risponde lui con un tono di voce di chi sta leggendo Topolino seduto nella poltrona di casa sua. Lì per lì penso che il tipo abbia già esperienza di volo e non gli fa nessun effetto il pendio ripido e il vuoto subito dopo. Non pienamente convinto gli chiedo se non si sente nemmeno un po’ emozionato come generalmente capita di sentirsi in una situazione del genere. “No, nessuna emozione, sono perfettamente rilassato”, mi dice sorridendo. Iniziamo a correre in progressione giù per il ripido decollo e, nell’istante dello stacco,  con insospettata agilità scimmiesca, l' allievo si tuffa letteralmente sul montante dalla sua parte, lo afferra come se fosse una liana e si issa con ambedue i piedi sulla barra di controllo. Ovviamente il deltaplano sovraccaricato da una parte, vira bruscamente mettendosi in “wing over” a 30 metri di altezza e dirigendosi in velocità contro il pendio. Immediato il mio tuffo sul montante dalla mia parte per tentare di controbilanciare il delta e la situazione che sta, manco a dirlo, precipitando. Con grande lavoro degli Angeli custodi, il delta sente la correzione, si mette a volare parallelo al pendio con l’ala a un metro dal terreno e sempre tenendomi aggrappato al montante, con un braccio riporto il centro il passeggero gridandogli di scendere dalla barra e di lasciare la presa. Ci riusciamo, e il deltaplano ripristina condizioni di volo normali puntando la prua verso l’atterraggio. Per qualche lunghissimo minuto scende tra me e il passeggero un pesante silenzio pieno di tensione, durante il quale il pensiero più carino nei suoi confronti è quello di appioppargli un pugno sul naso per il rischio che ha fatto correre ad entrambi. Fortunatamente le profonde convinzioni sulla non violenza hanno il sopravvento e, calmatosi il fiatone, mi rivolgo al passeggero che nel frattempo non ha smesso di fissare la barra come fosse un programma tivù: “Come va?” gli chiedo comprensivo. “Tutto bene”, mi risponde sorridendo, come se niente fosse accaduto, riprendendo quegli incredibili toni di voce ed espressione del volto che di solito caratterizzano le persone tranquille, rilassate e sicure di sé. Sono convinto che sia molto difficile identificare una situazione di stress estremo così ben dissimulata in una persona che sta per salire sul tuo biposto, ma è d’altronde necessario e vitale prendere in massima considerazione l’aspetto psicologico ed emotivo dell’individuo.

 

Una volta in volo, niente manovre estreme, anche se ve le richiedono, perché i Rambo ci sono solo al cinema. Nella realtà le persone non piloti che portiamo in volo , non sono abituate alle accelerazioni positive e negative prolungate, quindi non si divertono e potrebbero star male. E poi non devi dimostrare ad un altro che sei un gran manico facendogli fare da platea impaurita per i tuoi exploit termici e acrobatici: è lui il soggetto.
Altra essenzialità nel biposto è il rispetto: niente parolacce, non approfittarsi del momento di palese inferiorità del passeggero per dargli del “pirla” se non esegue bene questo o quello.
E così, parlando di biposto alla fine si va a parlare di etica, di rapporti con un’altra persona e di che importanza ha o deve avere questa per te: se deve essere come già detto, un povero testimone della tua presunta bravura, o se è solo un’occasione di guadagno e “prima ci si sbriga e meglio è”; in questo caso direi che si tratta di volo mercenario. Hai nelle mani la pelle di questa persona: trattala bene e sii riconoscente a chi in questo mondo, nonostante tutto, è ancora capace di dare fiducia al prossimo, a te.
Di primaria importanza è anche la preparazione a terra: esercizi di decollo simulato, spiegazione sulla principale utilizzazione dei comandi, ritmo e cadenza nell’inversione del rollio, evidenziazione delle manovre da evitare come movimenti delle braccia ampi e bruschi. Ancora importante è procurare al passeggero un punto di appoggio, cioè dove egli si possa aggrappare, affinché non si aggrappi dove non deve (vedi cordini, montanti, collo del pilota ecc.). Se è posizionato davanti, nel parapendio, serrerà alla base le spalline della propria selletta. Se è dietro, i fianchi del pilota. Per il delta, in decollo cingerà il fianco del pilota per correre in sincrono e in atterraggio impugnerà la fune dell’imbrago del pilota appena sotto il moschettone di aggancio.
Questo semplice metodo di offrire un appiglio ben definito al passeggero durante le fasi delicate del volo, evita una gran quantità di problemi.
Non bisogna credere di essere in grado di effettuare voli biposto in sicurezza senza prima aver superato la “prova dei 100 kg” che consiste nel portare un passeggero di tale stazza, senza vento in decollo e in atterraggio, capendo così concretamente la famosa proporzione: maggior carico alare = maggiori velocità.

Quindi, riassumendo le regole d’oro:
– prove simulazione decollo e atterraggio
– punto di appoggio per le mani del passeggero
– scelta di pendii ripidi in caso di vento debole o passeggero pesante
– (in para) passeggero agganciato sempre più in alto del pilota per mezzo di bretelle differenziate, in modo che si stacchi prima in decollo e atterri per secondo
– (in delta) rotelle alla barra di guida.
Sarà una scelta matura e responsabile da parte dei piloti italiani accettare una normativa severa per ottenere il brevetto di biposto di volo  libero parapendio e deltaplano,  una delle espressioni più pure dello sport dell'aria.

 

Graziano Maffi

 

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